Etna Patrimonio dell'Unesco

L'Unesco ha inserito l'Etna nel patrimonio mondiale dell'umanità definendolo come uno dei vulcani "più emblematici e attivi del mondo". Se ne è scritto da circa 2.700 anni e questo rappresenta "uno dei più documentati record mondiali nel campo dei vulcani" E ancora: "I crateri, le ceneri, le colate di lava le grotte di lava e la depressione della valle del Bove, fanno del monte Etna una destinazione privilegiata per la ricerca e l'educazione" continuando ad avere un ruolo importante, capace di influenzare "la vulcanologia, la geofisica e altre discipline di scienza della terra". "La sua notorietà, la sua importanza scientifica, i suoi valori culturali e pedagogici sono - conclude l'Unesco - di importanza mondiale".L'Etna nasce da eruzioni sottomarine che, in epoca quaternaria (circa 500.000 anni fa), formano anche la Piana di Catania, prima occupata da un golfo. Le eruzioni dell'Etna nell'Antichità sono assai numerose, almeno 135. Nel Medioevo il vulcano erutta nel 1329 e nel 1381, seminando il terrore nella gente che vive nella zona. Ma è nel 1669 che ha luogo il cataclisma più terribile: il torrente di lava scende fino al mare devastando in parte Catania al suo passaggio. In epoca più recente le eruzioni più rilevanti sono quelle del 1910 con la formazione di ventitrè nuovi crateri, quella del 1917 quando una fontana di lava zampilla fino ad 800 m al di sopra della sua base, quella del 1923 dopo la quale la lava eruttata resta calda per oltre diciotto mesi. Le ultime esplosioni di "collera" del vulcano hanno luogo nel 1928 quando una colata, di lava distrugge Mascali, nel 1954, 1964, 1971, 1974, 1978, 1979, 1981, 1983, 1985, fino a quella del 1991 che termina dopo ben tre anni. L'Etna mantiene sempre il suo pennacchio di fumo e può in qualsiasi momento entrare in attività. Tutt'intorno ai crateri, le colate di lava nere se sono recenti, grigie quando invece risalgono a tempi più lontani e cominciano a ricoprirsi di licheni, testimoniano con la loro presenza e, qua e là, con i loro funesti effetti (strade interrotte, edifici distrutti) l'incessante attività del vulcano. A quasi 3000 m di altitudine, sul versante del cratere centrale, nella zona Torre del Filosofo il cui rifugio è stato distrutto dalla lava nel 1971, appaiono quattro crateri: quello di sud-est, nato nel 1978, l'immenso cratere centrale, quello di nord-est, la cima più alta, la cui attività non si è più manifestata dopo il 1971, e la Bocca Nuova, ultimamente la più attiva.L'area vulcanica è estremamente fertile, dal momento che la lava, depositandosi sul suolo, col passare del tempo rilascia molte sostanze nutritive, come i sali minerali, e, oltre queste, i detriti delle piante che la lava sommerge diventano per il terreno concimi naturali.La vegetazione varia in base all'altitudine. Ai piedi del vulcano prosperano numerose colture di aranci, mandarini, limoni, ulivi, agavi, fichi d'india, nonché banani, eucalipti, palme, pini marittimi e viti, dalle quali si produce eccellente vino. 
Sopra i 500 m crescono noccioli, mandorli, pistacchi, castagni che più in alto lasciano il posto a querce, faggi, betulle, pini e alla caratteristica ginestra dell'Etna. La vera attrazione di questa zona sono le betulle capitate qui in seguito ad una lontana glaciazione. La betulla ama il sole, cresce solitaria o a gruppetti nei boschi radi di collina e montagna, associandosi a latifoglie e conifere. S'insedia su terreni aridi e spogli, preferibilmente acidi, con buona disponibilità idrica ed è molto resistente al gelo.In inverno il fusto contorto spicca per il bianco del suo tronco spoglio che contrasta con l'azzurro del cielo, in primavera invece si colorano di un verde tenue che risalta sul nero della lava. Superati i 2100 m di quota ha inizio la zona semi-desertica dove si sviluppa lo Spino Santo (Astragalus siculus), piccolo cespuglio spinoso, a cui spesso si trovano associate variopinte varietà endemiche di viole, seneci e altri fiori che popolano le pendici dei crateri secondari.Verso le punte più elevate vi è il cosiddetto deserto vulcanico dove la neve e la lava fresca impediscono la crescita di qualsiasi tipo di vegetazione macroscopica.L'area ospita una variegata fauna di piccoli mammiferi (istrici, volpi, gatti selvatici, donnole, martore, ghiri), volatili (gheppi, poiane, fringuelli, picchi, upupe), rettili, tra cui la vipera e insetti, moltissime farfalle tra le quali spicca l'Aurora dell'Etna (Anthocharis damone).L'Etna era conosciuto nell'età greco-romana come Aetna, nome che venne attribuito anche alla città di Catania, derivante forse dalla parola greca aitho (bruciare). Gli Arabi chiamavano la montagna Jabal al-burkān o Jabal Aṭma Ṣiqilliyya (vulcano o montagna somma della Sicilia); questo nome fu più tardi mutato in Mons Gibel per indicare la montagna Gibel, e, successivamente, nel Medioevo, in Mongibello. Le popolazioni etnee sono solite chiamare l'Etna semplicemente a muntagna. Oggi il nome Mongibello indica la parte sommitale dell'Etna: l'area dei due crateri centrali, i crateri sud-est e nord-est.Le eruzioni regolari e spettacolari del magnificente vulcano, spesso drammatiche, l'hanno resa argomento di grande interesse per la mitologia classica e le credenze popolari; si è cercato di spiegare il comportamento del vulcano impersonandolo con Dei e giganti della leggenda romana e greca. Del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò agli dei, venne ucciso e fu bruciato nell'Etna. Su Efesto o Vulcano, dio del fuoco e della metallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver tenuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranos, di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il dio greco dei morti, Tartaro, fosse situato sotto l'Etna. Di Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., sappiamo che si buttò nel cratere del vulcano, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia. Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di Sant'Agata, il popolo di Catania prese il velo rosso della Santa, rimasto intatto dalle fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. A seguito di ciò l'eruzione finì!

Etna Patrimonio dell'Unesco

L'Unesco ha inserito l'Etna nel patrimonio mondiale dell'umanità definendolo come uno dei vulcani "più emblematici e attivi del mondo". Se ne è scritto da circa 2.700 anni e questo rappresenta "uno dei più documentati record mondiali nel campo dei vulcani" E ancora: "I crateri, le ceneri, le colate di lava le grotte di lava e la depressione della valle del Bove, fanno del monte Etna una destinazione privilegiata per la ricerca e l'educazione" continuando ad avere un ruolo importante, capace di influenzare "la vulcanologia, la geofisica e altre discipline di scienza della terra". "La sua notorietà, la sua importanza scientifica, i suoi valori culturali e pedagogici sono - conclude l'Unesco - di importanza mondiale".L'Etna nasce da eruzioni sottomarine che, in epoca quaternaria (circa 500.000 anni fa), formano anche la Piana di Catania, prima occupata da un golfo. Le eruzioni dell'Etna nell'Antichità sono assai numerose, almeno 135. Nel Medioevo il vulcano erutta nel 1329 e nel 1381, seminando il terrore nella gente che vive nella zona. Ma è nel 1669 che ha luogo il cataclisma più terribile: il torrente di lava scende fino al mare devastando in parte Catania al suo passaggio. In epoca più recente le eruzioni più rilevanti sono quelle del 1910 con la formazione di ventitrè nuovi crateri, quella del 1917 quando una fontana di lava zampilla fino ad 800 m al di sopra della sua base, quella del 1923 dopo la quale la lava eruttata resta calda per oltre diciotto mesi. Le ultime esplosioni di "collera" del vulcano hanno luogo nel 1928 quando una colata, di lava distrugge Mascali, nel 1954, 1964, 1971, 1974, 1978, 1979, 1981, 1983, 1985, fino a quella del 1991 che termina dopo ben tre anni. L'Etna mantiene sempre il suo pennacchio di fumo e può in qualsiasi momento entrare in attività. Tutt'intorno ai crateri, le colate di lava nere se sono recenti, grigie quando invece risalgono a tempi più lontani e cominciano a ricoprirsi di licheni, testimoniano con la loro presenza e, qua e là, con i loro funesti effetti (strade interrotte, edifici distrutti) l'incessante attività del vulcano. A quasi 3000 m di altitudine, sul versante del cratere centrale, nella zona Torre del Filosofo il cui rifugio è stato distrutto dalla lava nel 1971, appaiono quattro crateri: quello di sud-est, nato nel 1978, l'immenso cratere centrale, quello di nord-est, la cima più alta, la cui attività non si è più manifestata dopo il 1971, e la Bocca Nuova, ultimamente la più attiva.L'area vulcanica è estremamente fertile, dal momento che la lava, depositandosi sul suolo, col passare del tempo rilascia molte sostanze nutritive, come i sali minerali, e, oltre queste, i detriti delle piante che la lava sommerge diventano per il terreno concimi naturali.La vegetazione varia in base all'altitudine. Ai piedi del vulcano prosperano numerose colture di aranci, mandarini, limoni, ulivi, agavi, fichi d'india, nonché banani, eucalipti, palme, pini marittimi e viti, dalle quali si produce eccellente vino. 
Sopra i 500 m crescono noccioli, mandorli, pistacchi, castagni che più in alto lasciano il posto a querce, faggi, betulle, pini e alla caratteristica ginestra dell'Etna. La vera attrazione di questa zona sono le betulle capitate qui in seguito ad una lontana glaciazione. La betulla ama il sole, cresce solitaria o a gruppetti nei boschi radi di collina e montagna, associandosi a latifoglie e conifere. S'insedia su terreni aridi e spogli, preferibilmente acidi, con buona disponibilità idrica ed è molto resistente al gelo.In inverno il fusto contorto spicca per il bianco del suo tronco spoglio che contrasta con l'azzurro del cielo, in primavera invece si colorano di un verde tenue che risalta sul nero della lava. Superati i 2100 m di quota ha inizio la zona semi-desertica dove si sviluppa lo Spino Santo (Astragalus siculus), piccolo cespuglio spinoso, a cui spesso si trovano associate variopinte varietà endemiche di viole, seneci e altri fiori che popolano le pendici dei crateri secondari.Verso le punte più elevate vi è il cosiddetto deserto vulcanico dove la neve e la lava fresca impediscono la crescita di qualsiasi tipo di vegetazione macroscopica.L'area ospita una variegata fauna di piccoli mammiferi (istrici, volpi, gatti selvatici, donnole, martore, ghiri), volatili (gheppi, poiane, fringuelli, picchi, upupe), rettili, tra cui la vipera e insetti, moltissime farfalle tra le quali spicca l'Aurora dell'Etna (Anthocharis damone).L'Etna era conosciuto nell'età greco-romana come Aetna, nome che venne attribuito anche alla città di Catania, derivante forse dalla parola greca aitho (bruciare). Gli Arabi chiamavano la montagna Jabal al-burkān o Jabal Aṭma Ṣiqilliyya (vulcano o montagna somma della Sicilia); questo nome fu più tardi mutato in Mons Gibel per indicare la montagna Gibel, e, successivamente, nel Medioevo, in Mongibello. Le popolazioni etnee sono solite chiamare l'Etna semplicemente a muntagna. Oggi il nome Mongibello indica la parte sommitale dell'Etna: l'area dei due crateri centrali, i crateri sud-est e nord-est.Le eruzioni regolari e spettacolari del magnificente vulcano, spesso drammatiche, l'hanno resa argomento di grande interesse per la mitologia classica e le credenze popolari; si è cercato di spiegare il comportamento del vulcano impersonandolo con Dei e giganti della leggenda romana e greca. Del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò agli dei, venne ucciso e fu bruciato nell'Etna. Su Efesto o Vulcano, dio del fuoco e della metallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver tenuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranos, di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il dio greco dei morti, Tartaro, fosse situato sotto l'Etna. Di Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., sappiamo che si buttò nel cratere del vulcano, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia. Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di Sant'Agata, il popolo di Catania prese il velo rosso della Santa, rimasto intatto dalle fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. A seguito di ciò l'eruzione finì!